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Pubblications

Catalogo Appartenenze_vivodamartina

APPARTENENZE di Giancarlo Bonomo

Appartenenze - Sala Negrisin Muggia

L’interpretazione del reale

” Il mondo interiore e quello esteriore sono determinati dalla nostra volontà di rappresentazione.
La realtà si manifesta non polarizzata ma come energia neutra unidirezionale che contiene in sé la moltitudine
degli aspetti fenomenici sia fisici che metafisici o, se vogliamo, visibili ed invisibili. Sulla base della
propria condizione biologica, mentale e spirituale ognuno costruisce in sé ed attorno a sé una propria
idea del mondo che, di conseguenza, è sempre una proiezione soggettiva. Un evento naturale può
essere negativo se affrontato con una disposizione d’animo polarizzata in tal senso; viceversa, può essere
positivo se invertiamo il carattere della nostra percezione. Nel piano emozionale, ad esempio,
convivono in complementarietà sia l’attrazione che la repulsione. Il bene ed il male, dunque, non esistono quali
entità effettive ma sussistono – in una sorta di immaginario psichico – quali ‘interpretazioni’ dell’evento stesso.

Ed ogni fenomeno contiene in sé entrambi i principi. Ogni cosa è buona o cattiva allo stesso
tempo. In altre parole, nel confronto con la realtà tutto dipende dalla ‘storia’ che vogliamo raccontarci
e su cui intendiamo riporre la nostra convinzione più profonda. Questo significa che i fallimenti
possono tradursi – con un atteggiamento corretto – in opportunità di rinascita, ed i successi in momenti di
riflessione sul valore autentico delle cose terrene in rapporto al nostro Ego. Nelle svariate applicazioni
di questi principi, i nemici possono diventare potenti maestri, e le sciagure (o ritenute tali) occasioni per
misurare la nostra capacità di reazione matura e responsabile. Tutto pare essere racchiuso nella nostra
mente, nel cuore, oppure nell’esercizio di talune facoltà legate al ‘volere per conoscere’. L’opinione, la
convinzione soggettiva, delineano la qualità della nostra vita, i contorni ed i ‘colori’ del mondo circostante.
Con potenti specchi la realtà dei fatti riflette ciò che siamo. Allo stesso modo, i nostri simili riflettono
le cose che di noi stessi approviamo o disapproviamo. La condizione di ‘mens aequa’, di animo imperturbato
dei filosofi illuminati, si pone quale obiettivo di vita. Molte sono le strade per conquistarla.
L’arte, intesa come espressività libera dell’animo, indica una di queste. Il processo creativo vero contiene
in sè il sacro perchè vi è in esso la responsabilità umana di portare alla luce un qualcosa che prima
non esisteva a beneficio di tutti. L’artista autentico mostra un mondo che non potevamo conoscere in
quella dimensione, con quelle caratteristiche. Egli ci consegna la sua visione delle cose e, in ultima analisi,
un frammento riflesso di quella Verità che ogni uomo possiede dentro di sé.”

Una favola infinita

” In ‘APPARTENENZE’ è raccolta la storia che Martina Vivoda ha voluto raccontare ed illustrare a se
stessa e agli altri. Una storia ricca non solo di visioni e suggestioni, ma di elementi squisitamente
simbolici frutto di una sensibilità e di un’apertura alle segrete Cose che la vita custodisce nel suo eterno
Mistero. Ed ha scelto l’espressione a lei più congeniale, ovvero la metafora favolistica dove tutto può
accadere ed apparire. E’ la storia di un sentire personalissimo, di un sogno multiplo procrastinato ch’ella
non ha esitato a rappresentare con intelligenza e metodo, senza rinunciare ai voli pindarici ed alle
improvvisazioni suggerite da un vivacissimo estro.

La razionalità del tratto puntuale e determinato dell’arte calligrafica – elemento, questo,che rientra nella premessa del suo percorso formativo – non ha inibito in lei il virtuosismo e le irruzioni dell’imprevedibile, della deviazione impulsiva dal canone che appare nel tessuto compositivo. Il piano razionale, se estremizzato, può limitare la liberazione dell’istinto, può incatenare entro dogmi e convenzioni precostituite un sentire che, viceversa, pretende una propria autonomia.

Martina sa coniugare con calibrata misura entrambe le dimensioni per naturale inclinazione,
senza pregiudizio alcuno. Il suo esprimersi per allegorie e metafore, trasmette un immediato riscontro
visuale e richiama il confronto con un’età dell’innocenza costantemente libera e vitale. La Natura,
vero riferimento per l’elaborazione dei contenuti descrittivi della sua figurazione, è la fonte d’ispirazione
dei motivi grafici e ne riflette la sua immagine ideale nella pienezza di un colore che pare incontenibile.
Gli elementi dipinti, che fluttuano in spazi aperti e luminosi, sono intimamente legati da una sinergia
misteriosa che li unisce e ne determina il Senso. ”

La peculiarità stilistica: i giardini del silenzio, le piume

” I giardini sono l’oasi protetta nel mondo privatissimo – ma aperto nello stesso tempo – della pittrice.
Essi rappresentano il rapporto diretto, le infinite connessioni esistenti tra la moltitudine di elementi rappresentati.
Tutto è collegato nell’insieme e riveste un proprio significato, una propria dignità estetica. In natura,
il concetto di grande o piccolo è estremamente relativo poichè il Principio che li governa è il medesimo.

Non vi è una gerarchia. Tutti i sistemi organici o inorganici hanno una funzione, una ‘ragione’ che ne giustifica l’esistenza.
Anche per la Martina tutto è importante e non vi sono priorità rappresentative.
L’armonia è concepita nella totalità dei dettagli, il particolare è solamente una parte del mosaico della Vita.

L’intelligenza del Tutto non fa differenziazioni, non ha carattere speculativo come il piano mentale con cui ci confrontiamo
nella quotidiana classificazione e divisone di ogni cosa da un’altra. La Natura non è mentale ma intelligenziale.
Nei giardini non vi sono eccessi, esaltazioni o prevaricazioni. E’ semplicemente l’ordine dei microcosmi che
comprende cose e ‘spiriti delle cose’ che animano la stesse. E queste connessioni sono evidenziate da fili sottili,
tracciati curvilinei simili a grafemi che sono radici, rami, venature delle foglie, piste immaginative in cui
corre l’energia che muove e determina. Nulla è fermo, immobile e cristallizzato nel tempo.
L’evoluzione prevede l’eterno movimento, la coralità dei sistemi.
La distanza dell’essere umano dalla natura,
le ripetute e violente vessazioni nel tentativo di piegarla al suo volere manipolandone i codici del progetto evolutivo, è la
vera anomalia nel complesso sistema di Gea, la madre terra. Il nostro atteggiamento verso di Lei è pernicioso
poichè tende a spezzare quei fili, quei legami sottili concepiti nel Progetto primario.
Le ‘appartenenze’ sottolineano appunto questo concetto.
La pittrice ci riporta, attraverso la sua ‘idealità’ compositiva, questa concezione divina che la coscienza contemporanea ha smarrito.

E lo fa a modo suo, proponendo invenzioni (e visioni) di un mondo certo non reale, ma simbolicamente vero nella sostanza del concetto evocato.
Ella non raffigura la Natura, i giardini, i fiori come sono nell’apparenza realistica ma nell’essenza strutturata – e,
appunto idealizzata – della propria inimitabile meraviglia.

La simbologia della piuma è uno dei motivi ricorrenti dell’opera di Martina. Piume nel cielo che ricadono sulla terra a testimonianza del passaggio degli angeli,
e diventano simili a foglie che fanno da corollario ai fiori. Sono la traccia visibile, quello che rimane di
un’anima che è ritornata all’Origine o che da questa proviene.

La piuma vola silenziosa nell’etere e si posa discreta nei prati della vita.
L’anima della natura la custodisce, l’uomo di cuore la contempla e ne assimila i
segreti del suo volo leggero. O forse sono le piume lasciate dagli sciamani nella notte dei tempi che vegliano
le sorti di Gea, ora minacciata dagli spiriti malvagi che comandano eserciti di famelici lupi. ”

Il filo di Arianna

” Nell’epoca delle crisi globali, la riscoperta delle Verità semplici è l’unico antidoto contro il veleno dell’indifferenza
e del disordine nelle divisioni continue. Martina ha maturato questa consapevolezza ed ha
deciso di seguire un suo filo di Arianna che l’ha condotta nel mezzo di un’indagine personale che va oltre,
nei contenuti, lo spettacolo delle forme e dei colori.
In cuor suo ha deciso di vivere nel mondo ma senza
appartenervi nella sua discutibile totalità. Le sue ‘appartenenze’ sono riferibili a ben altro.
E questa è la sua storia.”

Giancarlo Bonomo

Curatore Evento Collaterale ‘Overplay’
55.Esposizione Internazionale d’Arte
La Biennale di Venezia

 

IL MAGMA PULSANTE E VITALE DEL COLORE di Chiara Manganelli

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Le opere di Martina Vivoda sono una deflagrazione di colori,
simboli e allegorie che prendono forma
dai moti impetuosi e tumultuosi dell’anima.
Nella sua arte sembra non esserci – volutamente -
un progetto raffigurativo standardizzato e ortodosso,
concepito secondo i canoni classici
che l’espressione pittorica normalmente impone.
Il suo è un metalinguaggio potente ed esoterico,
che rifiuta qualsiasi costrizione precostituita,
ma che risulta essere fortemente comunicativo.
I suoi quadri vanno decifrati attraverso le vie del cuore,
vanno sentiti e non capiti con la logica e la razionalità,
perché riconducono a quell’universo onirico e visionario
che appartiene al territorio ambivalente e arcano dell’inconscio
piuttosto che a quello della realtà ordinaria e immanente.
Guardando i suoi dipinti si ha l’impressione che la sua
sia una pittura quasi “ipnotica”, non mediata, appunto,
dagli inganni illusori e posticci della razionalità cosciente.
Una pittura che esplode e fluisce come un fiume in piena,
di cui l’uso cangiante del colore rappresenta il fulcro e l’essenza,
la chiave di lettura per comprendere appieno le sue tele.
Una caratteristica peculiare dei suoi dipinti è la dinamicità:
essi appaiono in movimento, in continua evoluzione,
mai fermi e statici; per questo motivo trasmettono
un grande senso di vitalità,
come un magma incandescente
che sgorghi incessantemente dalle viscere della terra.
Lo stile di MartinaVivoda è estremamente eclettico, oltre che vitale,
e si colloca a metà tra l’informale e il figurativo.
Il denominatore comune è sempre lo stesso:
dar voce alla Vita e alla spiritualità profonda dell’essere umano,
attraverso un processo di ricerca interiore
che privilegia i canali del sentire, della libertà e dell’intuitività.
La sua arte è dunque un viaggio, che,
percorrendo le vie nascoste e misteriose del cuore,
conduce alla scoperta del proprio Sé più autentico,
atavico e vitale,
in costante connessione con tutto ciò che ci circonda.
E lo spettatore viene preso per mano e traghettato
attraverso questo affascinante e seducente viaggio
che non ha mai fine.

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